La pratica dello yoga è una parte importante del cammino spirituale, e no, non dovrebbe mai “andare in vacanza” una volta che è diventata una componente del nostro quotidiano. 

Semplicemente potrà cambiare, questo si. La pratica degli asana e del pranayama cambia in base alla stagione, cambia l’intensità, a volte gli orari del giorno che gli dedichiamo, ma non verrà mai meno. 

Ogni anno quando arrivano le sognate e attese vacanze, potremmo sperimentare il sorgere di tantissimi ostacoli di varia natura che ci mettono alla prova riguardo il nostro impegno. 

Lo sforzo dello yogi lungo il cammino della disciplina, è proprio quello di sfuggire alla tendenza della mente di rivolgersi verso l’esterno, lo stato mentale definito col termine  sanscrito viksepa.

Cercando le risposte alla fonte, lo Yoga identifica e nomina questi ostacoli. Ne parla infatti Patanjali  negli Yoga Sutra. Vediamoli… 

I,30 Vyadhi-styana-samsaya-pramadalasyavirati-bhranti-darsanalabdhabhm katavanavasthitavani citta-viksepas te ‘ntarayah.

Malattia, apatia, dubbio, negligenza, indolenza, inclinazioni mondane, illusione, non-attingimento di uno stadio, instabilità, questi (nove elementi) determinano la distrazione della mente e costituiscono gli ostacoli.

In particolare quelli che si possono presentare in occasione delle vacanze sono :

# Samsaya (indecisione/dubbio): dovrei praticare o godermi le vacanze? Il dubbio si presenta spesso nel cammino dello yoga; in realtà praticare non esula dalla vacanza, anzi: praticando la mattina prima di iniziare la tua giornata vacanziera avrai fatto emergere tutte le energie che ti faranno vivere consapevolmente la giornata. 

# Pramada (negligenza/mancanza di cura): è innescare azioni che nel futuro non porteranno alcun frutto. Ad esempio, se farai tardi la notte, poi la mattina dopo non ti alzerai e salterai la pratica. 

# Alasya (inattività/oziosità): anche quando prendiamo la decisione di cominciare, la pigrizia mentale può affacciarsi nella nostra mente. È quando, ad esempio, ho srotolato il tappetino e perdo tempo distraendomi invece di iniziare.

Ecco, ora che abbiamo visto che questi ostacoli sono già stati considerati nei testi, possiamo rifletterci, possiamo prevederli, sentirci meno “sbagliati” e soprattutto, sapendo già che si presenteranno, possiamo anticipare la nostra azione e farlo con compassione.

Quindi, sempre senza giudicarci, accogliamo i dubbi, la pigrizia, quello che c’è, facciamolo con compassione ma poi… con la stessa dolcezza con la quale ricorderemmo a un bambino di lavarsi i denti prima di andare a dormire la sera, prendiamo il tappetino e srotoliamolo 🙂

Sono sicura che ogni volta che avrai concluso la pratica non potrai che sentirti “meglio”.

Se ci pensi, ci sono cose che facciamo automaticamente sin da piccoli, tutti i giorni, e non ci chiediamo più il perché. Non ci domandiamo perché ci laviamo il viso appena svegli, è un gesto naturale, non abbiamo dubbi perché è un’abitudine. Per lo Yoga può essere lo stesso.

Una volta sperimentati i benefici, le scoperte, il viaggio appassionante dello Yoga, ti renderai conto che sarà stato come aver piantato un semino nella tua mente, che ti farà sentire nel profondo assolutamente naturale dedicare ogni giorno del tempo alla cura di te, compresa ovviamente la parte della pratica dello yoga. 

Se hai dubbi o vuoi confrontarti su questo argomento, scrivimi un messaggio sarò lieta di risponderti 

E… buone vacanze! 

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