Stamattina c’è un cielo scuro sopra il mare. Solo qualche striscia di sereno lo taglia, come una lama, permettendo alla luce di filtrare. A seconda di dove guardo, il temporale sembra imminente e, se volto lo sguardo verso il mare, altrettanto imminente sembra la possibilità del sereno. Come se le nuvole sopra il monte non fossero davvero piene di pioggia. Assomiglia alla nostra mente il cielo. Vasto e con possibilità che vanno in diverse direzioni. 

Cosa faccio qui, seduta, quando avrei così tante cose da fare? mi domando mentre rimango immobile.

Sto seduta nel mio cuore.

È questo quello che succede quando abbiamo osservato ciò che emerge dalla pratica.

L’osservazione ad un certo punto apre la porta del cuore e ti ritrovi seduta lì, nel centro del tuo essere. Tutto quello che hai visto diventa più chiaro. La pratica ha questa segreta intenzione: restituirci al cuore. All’amore verso noi stessi e verso gli altri.

L’apertura del cuore ha, come il respiro, diversi ritmi: paura e chiusura, gioia e fioritura.

Come un fiore, non si può costringerlo ad aprirsi e nemmeno si può chiudere quando è aperto. Non risponde alle leggi della volontà. Aspetta la pioggia della gentilezza e il sole della nostra attenzione. Aprirsi richiede una percezione libera del presente e di quello che è nascosto, o dimenticato, e aspetta di essere visto.

 

Ci scopriamo seduti nel nostro stesso cuore, capaci di percepire le onde del corpo e della mente, capaci di ricevere e osservare: cosa che richiede pazienza e, come ogni altra cosa, pratica. A poco a poco si sviluppa in noi un equilibrio di genere assolutamente nuovo e diverso: fatto, questo, davvero sbalorditivo.

Jack Kornfield e Joseph Goldstein

 

Buon inizio di settimana 🙂

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